homepage / Servizi / La storia, la cultura
invia   PRINT_PAGE

La storia, la cultura

lo stemma

            Gladio romano posto in palo su scudo rosso, sovrastato da corona e avvolto da un ramo di edera e da uno di ulivo.

 

 

il nome

            Il toponimo Ostana presenta diverse interpretazioni. Gli atti notarili del medioevo riportano le seguenti varianti:

 

Altana                         (anno 1337; archivio di Grenoble, cc620; 46v., Pontechianale e Bellino)

Austana           (anno 1344; Ivi, cc/628, 4r., 12, Pontechianale)

Ottana            (anno 1369; Ivi, cc/644, 27v., 10, Casteldelfino)

Hostana           (anno 1396; Ivi, cc/644, 27v., 10, Casteldelfino)

 

            L'interpretazione più diffusa vorrebbe Ostana derivata da Augustana, con riferimento al mese di "agosto" nella forma occitana oust. In tal senso si profilerebbe un'origine alto-medioevale del nome, probabilmente legato a pratiche di transumanza che smentirebbe la convinzione di alcuni che Ostana fosse risalente all'epoca romana ed augustea in particolare con particolare riferimento al gladium, la corta spada dei legionari romani, presente proprio nello stemma comunale .

Un documento del 1386 parla d'una ecclesia sanctii Nicholay de Augustana, dipendente dalla pieve di Barge, così come la comunità era sottoposta ai Signori di quel luogo. Da ciò si potrebbe dedurrre  che Ostana è stata a lungo soltanto una specie di  pars augustana del territorio bargese, ossia una zona destinata al pascolo estivo.

 

 

storia

            La Valle Po è stata abitata fin da tempi molto antichi: lo provano le incisioni rupestri, le coppelle e le strutture megalitiche di Bric Lombatera presso Pian Munè risalenti al 1000 A.C., nel periodo di passaggio tra l'età del bronzo e l'età del ferro, e, più vicino a noi le necropoli ritrovate presso Crissolo con tombe ad inumazione formate da casse di lastroni di pietra e corredate di spille e braccialetti in bronzo, della prima età del ferro nel VI sec. A.C. . Di datazione preistorica sono pure le coppelle ritrovate a monte della "Casera Giachere" sulla destra orografica del torrente Agliasco e sulla Rocho di Tech in località Ciampagna di Ostana a quota 1700 m, mentre sono dovute a fenomeni atmosferici le coppelle di Roche di Teuch presso Coumbo Frino. Nei secoli prima di Cristo vivevano in tutte le Alpi Occidentali i Liguri Montani detti anche Comati o capelluti per i loro lunghi capelli, a cui si aggiunsero, dopo il V sec. A.C. i Galli o Celti.

            Dei Liguri rimangono tracce nella toponomastica locale delle Alpi. La valle Po seguì la sorte delle terre dei Liguri, conquistate dai Romani nel I sec. A.C. e fece parte della provincia delle Alpes Cottiae con capitale Susa, la quale si estendeva dal Moncenisio al Monviso e confinava con quella delle Alpes Maritimae: nel saluzzese, infatti, sono stati ritrivati monete, strumenti in ferro, vasi, fondamenta di case, tombe e lapidi di epoca romana, come quelle di Crissolo dedicate a Mercurio.

            Crollato l'Impero Romano d'Occidente nel 476 D.C., l'Italia settentrionale fu occupata successivamente da diversi popoli, tra cui i Longobardi, che fecero edificare, tra l'altro, il monastero di Pagno attorno al 750 D.C.. Nei decenni successivi essi furono sconfitti dai Franchi di Carlo Magno, che occupò l'Italia del nord e divise il suo impero in contee: il saluzzese faceva allora parte del Contadi di Auriate, che si estendeva dal Monviso al colle delle Finestre presso Cuneo. Nel X secolo gran parte delle vallate piemontesi fu devastata dalle incursioni dei Saraceni: essi arrivarono a Cavour nel 945 ed alcune bande si stanziarono a Crissolo per sfruttare le locali miniere di piombo argentifero allora esistenti, ma furono definitivamente cacciati dal Piemonte nel 972.

            Nel XII secolo Saluzzo si avviò a diventare un marchesato con Manfredo I del Vasto, legando a sé le sorti della valle Po. Nel 1176 il Marchese di saluzzo Manfredo II fece donazione delle terre superiori della valle di Po, cioè Oncino e Crissolo, a Guglielmo Enganna consignore di Barge, donazione riconfermata nel 1235 da Manfredo III a Pietro Enganna: in questi documenti Ostana non è nominata o perché non esisteva ancora o, più probabilmente, perché era un paese di limitata importanza. E' citata invece in un documento del 1322, con cui Manfredo IV concede in feudo ai Marchesi Manfredino ed Oddone del Carretto, assieme con altre terre, Sanfront, Paesana e la sua parte di Crissolo, Oncino ed Ostana, ed in altro del 1330, contenente la sentenza circa una disputa tra il Marchese di Saluzzo ed il Monastero di Rifreddo per le decime dei novali, ovvero dei campi di recente coltivazione, di Paesana, Crissolo, Oncino ed Ostana.

            In questi antichi documenti Ostana è chiamato rispettivamente Austana e Ostana, mentre altrove si trova scritto, nello stesso periodo, Aostana, Autana, Ottana, Hostana ed Augustana. Sull'origine del nome Ostana sono state proposte diverse ipotesi, sappiamo tuttavia che nel XIV secolo esisteva il luogo di Ostana ed era infeudato in parte agli Enganna, consignori di Barge ed in parte dei Marchesi del Carretto, ai quali il feudo fu però revocato per tradimento nel 1329: ad essi si aggiunse nel 1357 Atzone Saluzzo, figlio del Marchese Tommaso II, che diventò signore di Paesana e Castellar e che, come tale, possedeva un ottavo di Ostana. In questo periodo esisteva già la chiesa di San Nicolao di Ostana, di cui fu nominato Rettore nel 1351 Pietro Venollono di Barge e nel 1384 Antonio Gay di Sexana. Nel corso del 1300 il saluzzese fu prima travagliato da guerre di successione fra i Marchesi, poi, nella seconda metà del secolo, dalla guerra contro il Conte Amedeo VI di Savoia, che pretendeva l'omaggio dei Marchesi di saluzzo, cioè il riconoscimento dell'alto dominio dei Savoia sul Marchesato: egli si impadronì oltre che di Barge, anche della valle Po ed Atzone signore di Paesana e Castellar dovette giurargli fedeltà, (negli anni successivi i Marchesi di Saluzzo recuperarono il territorio). Nonostante i frequenti eventi bellici l'alta valle Po restò tuttavia per lo più estranea ai teatri delle guerre che si combattevano presso i castelli di fondovalle e nella pianura saluzzese, anche se era situata ai confini del Marchesato: essa confinava con il principato di Acaia ed il Delfinato di Savoia verso la val Pellice e con il Delfinato di Vienne sia oltre le Alpi che verso la val Varaita.

            Un periodo molto importante nella storia di Ostana fu la Signoria di Atzone Saluzzo, che nel 1377, in cambio del pagamento annuo di L. 16 Astesi accordò all'ottava parte della comunità, sulla quale aveva giurisdizione, una serie di franchigie come l'esenzione di qualsiasi taglia e da qualsiasi imposizione personale a suo favore, ad eccezione di un carro di legna da trasportare ogni anno al castello nel giorno di Natale, e la facoltà di riunirsi in consiglio una volta all'anno e di redigere statuti.

            Questi erano la principale fonte di diritto elaborata e valevole all'interno di una comunità, una specie di codice civile, amministrativo e penale redatto da persone incaricate dalla comunità stessa e sottoposto all'approvazione del signore del luogo.

            Gli statuti di Ostana portano la data del 1425 e risultano composti ed elaborati da uomini sia "sapientes" che "ignari" appositamente scelti per questo compito dal Comune di Ostana. Dagli Statuti emerge una comunità governata da regole molto semplici, nella quale spesso sacro e profano venivano confusi, e che viveva prevalentemente di agricoltura e di pastorizia; l'autorità politica che aveva poter sul "locum hostanae" era costituita dal Gastaldus o dal Rector, che, oltre a rappresentare l'amministrazione pubblica sul territorio, aveva il fondamentale compito di amministrare al giustizia e quindi di comminare le pene, costitute sia da punizioni corporali che da "banni" ed "ammende", a seconda della gravità delle violazioni. Queste erano trasgressioni delle vigenti regole di carattere religioso, come ad esempio il divieto di amministrare la giustizia di domenica e nei giorni dedicati a festività sacre, ma soprattutto delle norme che disciplinavano il vivere quotidiano, come quelle poste per la delimitazione dei confini tra i campi per i pedaggi e le servitù, per i diritti di acquedotto e di pascolo; una gran parte delle previsioni sanzionatorie riguardava la violazione delle regole sul cosiddetto bosco "Banditus" o "Bannitus" Hostanae, ovvero di quella porzione di territorio ostanese nella quale era vietato pascolare qualsiasi tipo di animale, accendere fuochi, tagliare la legna, ecc.

            Nella seconda metà del 1400 i Saluzzo di Paesana divennero gli unici signori di Ostana in seguito all'acquisto della parte della giurisdizione ancora detenuta dagli Enganna sul territorio. Sembra che nel 1490, una terribile peste causò la morte di quasi tutti gli abitanti di Ostana, ad eccezione delle famiglie del Chirio e dei Lombardo e la tradizione vuole che in questa occasione la Chiesa di San Nicolao sia stata adibita a Lazzaretto; non si conoscono invece con precisione le conseguenze per il paese dell'epidemia scoppiata negli anni 1523-1529, che uccise un terzo della popolazione saluzzese e raggiunse anche Oncino, e di quella che interessò tutta l'Italia nel 1630, che nel saluzzese fece 14000 vittime.

            Intanto nella valle Po si era diffusa la religione Valdese, che aveva come centri principali i luoghi di Pratoguglielmo, Bioletto, Bietonnetto e Croesio e che, giunta dalla val Pellice, interessò forse anche il territorio ostanese: è molto probabilmente di questo periodo l'appellativo di Ruà Cristiano dato alla borgata Bernardi rimasta fedele al cattolicesimo, in contrapposizione ad esempio a S. Antonio detta "ebrea" dalla tradizione popolare.

            Le persecuzioni contro i Valdesi, già attuate nel periodo precedente, si inasprirono nei primi decenni del 1500 ad opera soprattutto della Marchesa di Saluzzo, Margherita di Foix, e continuarono fino all'eliminazione della presenza Valdese nella valle verso la metà del 1600.

            Nel frattempo dal 1548 il Marchesato di Saluzzo era stato annesso alla Francia come parte del Delfinato e, durante la dominazione francese, ebbe particolare importanza la Congregazione dei Comuni, esistente fin dal 1444, alla quale presero parte anche i rappresentanti di Ostana insieme a quelli delle altre comunità del Marchesato. La Congregazione aveva come attribuzioni principali l'imposizione delle taglie per sostenere le spese generali di amministrazione, la ripartizioni di queste tra le varie comunità, le denuncie degli abusi, la promozione delle riforme necessarie al paese, la richiesta della riduzione delle imposte soprattutto di guerra, la soluzione ai reclami della popolazione contro al pubblica autorità. In questo modo essa riusciva a garantire una sorta di democrazia e di indipendenza all'intero Marchesato. La Congregazione dei Comuni cominciò a perdere importanza dopo il passaggio del Marchesato sotto il dominio dei Savoia con il trattato di Lione del 1601, fino ad essere del tutto abolita negli ultimi anni del secolo. Sotto il dominio francese Ostana continuò ad essere feudo dei signori di Saluzzo di Paesana, ma nel 1588 la giurisdizione sul comune venne venduta per la somma di 833 scudi, 2 fiorini e quattro grossi a Felice Leone, dottore di legge e cittadino di saluzzo; i discendenti di questo ricevettero il titolo di Conti di Ostana nel 1626 ed entrarono a far parte della nuova nobiltà fedele ai Savoia. Il dominio dei Leone fu però contestato nel 1685 dal Conte Maria di Saluzzo, in quanto il feudo di Ostana avrebbe dovuto essere inalienabile ed ereditato solo per via maschile: dal momento che invece era stato venduto ai Leone da Ester Saluzzo, la quale lo aveva ricevuto dal fratello Giovanni Giacomo nel 1745 fu pronunciata la sentenza che riassegnò il possesso di Ostana al Conte Carlo Tomaso Saluzzo, alla cui famiglia rimase fino alla fine del XVIII secolo.

            Sul finire del 1700, dopo la Rivoluzione francesce, ci furono dei movimenti di truppe dei Savoia e dei loro alleati sui confini del Marchesato, in val Varaita ed in valle Po, per timore di un'invasione dei francesi contro i quali era in corso una guerra (1792-1796); l'aumento delle spese di guerra ed il rincaro dei generi alimentari esasperarono la popolazione a tal punto che nel luglio del 1797 scoppiò la cosiddetta "rivolta del pane" o "rivolta dei vitun": 3500 uomini di tutta la valle Poi sotto la guida del generale Gallo di Revello e del signor Roccavilla di Sanfront, armati di fucili e di 4 cannoni fabbricati a Paesana, marciarono verso Revello, occuparono il palazzo marchionale e minacciarono di invadere Saluzzo per chiedere grano ed ottenere l'abolizione dei diritti feudali e la riduzione delle tasse; poco tempo dopo, però, la rivolta fu sedata ed i capi uccisi o costretti alla fuga e la situazione economica continuò a peggiorare anche sotto il governo napoleonico.

            Sul territorio di Ostana nel 1830 sembra che non vi fossero boschi ma si trovassero sparsi nel territorio olmi, frassini, noci, platani, ontani ed alcuni ciliegi selvatici. La popolazione era di 627 abitanti nel 1810, 800 nel 1826, 909 nel 1835; da tutta l'alta valle Po era consueta l'emigrazione stagionale per la pettinatura della canapa, per la quale da Ostana partivano circa 240 uomini (brustiare). L'economia del paese era basata sull'allevamento dei bovini ed ovini e sulla coltivazione dei piccoli campi assai fertili per la loro esposizione al sole. Nel 1832 ci fu una violenta lite, riportata negli archivi comunali, tra la popolazione ostanese ed il parroco don Peyrache o Peiracchia originario di Bellino in val Varaita, circa la costruzione del nuovo cimitero nel luogo in cui si trova ancora oggi, in sostituzione di quello situato di fianco alla chiesa parrocchiale: il parroco si opponeva alla nuova collocazione ed arrivò ad un tale contrasto con la comunità, che questa minacciò di "ucciderlo e di sventrarlo come un pesce e di appiccargli fuoco alla casa".

            Nella seconda metà del 1800 la popolazione ostanese continuò ad aumentare tanto che nel 1871 si contavano 1045 abitanti, diventati poi 1086 nel 1901 e 1187 nel 1921: questo aumento demografico portò da una parte alla necessità di sfruttare zone impervie e  lontane  dall'altra causò l'emigrazione stagionale, soprattutto verso la Francia e la pianura, emigrazione che divenne definitiva negli ultimi decenni. Fin dai primi anni del novecento Ostana vide sul suo territorio grosse innovazioni: nel 1893 fu terminata la costruzione della strada da Paesana a Crissolo e nel 1912 fu costruita la carrozzabile Bivio Ostana-Ostana; con la costruzione della centrale idroelettrica di Calcinere e del canale negli anni 1919-1922, ad Ostana arrivò la corrente elettrica fornita dalla società che gestiva la centrale in cambio dell'utilizzo delle acque del torrente Tossier: in questo modo cessò l'attività dei due mulini ad acqua del bivio e del Moulin dë Frò, mentre solo negli anni '40 si diffuse la luce elettrica nelle frazioni.

            Nel 1925 il parroco don Enrico Mondino diede inizio ai lavori per la ricostruzione della chiesa parrocchiale, l'opera costò in totale 600.000 lire e fu realizzata con il determinante contributo degli ostanesi. Questa chiesa subì il crollo strutturale del tetto nel febbraio del 1972 per le eccezionali nevicate e fu ricostruita, con ridotte dimensioni, nel 1976.

            Negli anni '20 la popolazione ostanese incominciò a diminuire sensibilmente, passando da 1187 abitanti  nel 1921 a 713 nel 1931; intanto nel 1928 il comune di Ostana fu unito a quello di Crissolo e questa situazione durò fino al 1946. Il 10 giugno 1940 pioveva  a dirotto quando le campane a distesa annunciarono l'entrata in guerra dell'Italia contro la Francia e l'Inghilterra: una guerra in cui persero la vita 21 soldati ostanesi.

            Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 molti soldati sbandati tornarono alle loro case, mentre sulle montagne si diffondevano le brigate partigiane. Un piccolo gruppo di partigiani guidati da "Quattrassi" si stabilì a San Antonio ma presto fu disperso. I partigiani avevano la loro sede a Montoso, con diverse basi a Crissolo, a Oncino e sulle montagne di Paesana.

            Il secondo dopoguerra vide continuare il flusso migratorio della popolazione ostanese soprattutto verso la pianura, flusso che ebbe il suo culmine negli anni '50 e che proseguì anche se in percentuale minore negli anni seguenti portando alla soppressione della scuola elementare avvenuta il 1° ottobre del 1972. Oggi il comune di Ostana conta circa un centinaio di residenti, ma gli abitanti effettivi si riducono, soprattutto nella stagione invernale a poche unità.


torna su