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Spazi ambientali

Ostana è una comunità occitana dell'alta Valle Po, un paese costituito da numerose borgate disposte sul pendio in sinistra orografica del fiume Po; confina con i Comuni di Crissolo, Oncino, Paesana, (in valle Po) e con Bagnolo Piemonte e Barge (Valle dell'Infernotto).

Ostana  occupa una superficie di  16,98 km/q. Il suo territorio si estende dagli 895 m del Moulin di Villo fino ai 2426 m del Col da Guiaço. La cresta spartiacque che va dal Col de Porte (Colle delle Porte, 2264 m) alla Pounto dal Razil e discende a Col Bërnart (Colle Bernardo, 2245 m) lo delimita a Nord, Nord-Est da Bagnolo Piemonte. Il confine prosegue con Barge lungo la morbida dorsale che dal colle raggiunge la Crouç da Sëlaço (punta Sellassa, 2036 m).

Da questo punto ha inizio la delimitazione con Paesana, segnato dal limite superiore del dirupato declivio delle Chalonche fino a 200 m circa a monte della Rocho da Gardëtto (Rocca Valdetta, 1760 m) e dal ripiegameno di una linea orizzontale fino a la Fountano di Guilhermét. I corsi d'acqua del Coumbalot da Gardëtto e del Coumbal di Lirou (Rio Laità), costitutiscono i limiti di valle con questo comune. A Sud il territorio di Ostana segue il Po che lo divide dal comune di Oncino e, per un breve tratto, da Crissolo. Dall'insediamento del Biviou, (Bivio di Ostana, 1140 m) il confine (Ovest) con quest'ultimo comune segue il tratto di valle del torrente Gìat, (Torrente Tossier) il corso d'acqua Mauluvèrn, e la linea che, dalle vicinanze di Tumél, raggiunge Rocho Përtuzà, (1724 m) per poi proseguire verticalmente fino al Col de Porte, costituendo dagli anni '50 la nuova linea di demarcazione dei pascoli con Crissolo, che si estendevano un tempo fino al monte Frioland.

Il territorio, tipicamente montano, è posto, nel suo insieme, su un lungo pendio volto a mezzogiorno. Interrompono la linearità del declivio i solchi vallivi, incisi nel substrato sabbioso dalle acque del disgelo e dei fenomeni meteorici e numerosi pianori, diversi per forma e dimensione. La zona dei pascoli comunali degrada dolcemente dalla linea di displuvio con Bagnolo Piemonte (2300 m ca) al limite delle residenze estive (1600-1700 m ca) ed è caratterizzata da numerosi ammassi rocciosi affioranti, da fitti accumuli naturali di pietre e rocce (case) e, in alcuni punti (Pilounaç, Péiro Groso, Piloun Sëvëlhoun, ecc), da grossi massi di forma grossolanamente cubica o cilindrica, in posizione isolata, distinguibili da lontano.

La conformazione di questi ultimi può suscitare attenzione e curiosità per l'escursionista moderno ma in anni non lontani essi costituivano un fondamentale punto di riferimento per la pastorizia e le altre attività. Sulla riva di destra di due corsi d'acqua sono presenti rispettivamente, due imponenti rupi ( Rouchaç, Rocho dal Bandìou). Pochi gli anfratti naturali di un certo rilievo. La Tompo da Néou, sul colle omonimo (zona Bricass o Trucchet, 2426 m), è una conca rocciosa, infossata, dal fondo irregolare, con numerose aperture su cui la neve perdura anche nella tarda estate. Il fenomeno dà origine alla sorgente all'interno dell'ex-miniera di ferro, sita sul versante di Bagnolo Piemonte del Colle delle Porte. Il Përtùi dë l'Oustanëtto è un"buco" verticale che si apre in una pietraia del medesimo pianoro, (2100 m). Alcuni storici dell'800 lo considerarono sede di una miniera di ferro. Negli anni della guerra '40-'45 fu utilizzato come rifugio dagli uomini di Ostana. L'accesso al Përtùi des Caroutaçe (a monte di Meire Serlubei, 1500 m ca) è stato ostruito, sul finire degli anni '50, con grossi massi, al fine di evitare spiacevoli disgrazie. Racconti e leggende con diavoli e streghe, gatti e masque accomunano le tre località nella memoria orale locale.

I pianori e le falde di cresta di questa fascia di territorio sono state adibite, da sempre, a pascolo ovino. L'accorta regolamentazione della copertura dei capi, ha consentito, nel tempo, di mantenere una cotica erbosa di pregio, con prevalenza del feoun, il trifoglio alpino. Nell'ultimo decennio, con il regredire del copertura bovina ed ovina, il tessuto erboso è venuto depauperandosi ed in alcuni punti a sfaldarsi perdendo, in parte, le antiche caratteristiche e la sua preziosità.

Più a valle, dai 1600-2100 m, si pratica tuttora, anche se in forma ridotta, il pascolo bovino. L'attività è coincisa nei secoli, con marcati interventi dell'uomo sull'ambiente. E' la zona delle draie, i tratturi percorsi dal bestiame, delle barme, i ripari sotto roccia ampliati a murati, degli abiouròou, abbeveratoi che racchiudono le polle sorgive in "vasche" formate da zolle di terra intercalate da grosse pietre o lastre infisse, delle grandi bialìëre, i canali di adduzione dell'acqua.

 Ad una altitudine di 1100-1400 m hanno sede gli insediamenti stabili di Ostana, costituiti da cinque grosse borgate e vari nuclei sparsi. I fabbricati originari sono stati realizzati con materiali locali: muri perimetrali in pietra, tetti in lose, serramenti e balconate in legno. Gli appezzamenti privati limitrofi (che occupano all'incirca un terzo dell'intero territorio) sono stati adibiti, fino agli anni '50, per la quasi totalità ai coltivi, adattando il terreno con un lavoro imponente e continuo.

 Di generazione in generazione si è provveduto ad aumentare la superficie terrazzando i declivi troppo ripidi; a regolare il deflusso delle acque imbrigliandole in letti dal fondo acciottolato, delimitato da muretti a secco, o, nelle zone umide, deviandole con appositi canali. Si sono realizzate strade e sentieri provvedendo alla loro manutenzione in forma comunitaria. Nelle zone asciutte e assolate si è seminato la segale, l'orzo, il grano saraceno e, in alcuni punti, anche il frumento, garantendo la fertilità dei campi con la rotazione della coltivazione delle patate. Alcune varietà di queste ultime, nel secondo dopoguerra, sono state utilizzate, per la loro bontà, a scopo commerciale.

I prati irrigui davano dell'ottimo foraggio, integrato al secondo e terzo taglio, con il fogliame di frassini, aceri, olmi appositamente impiantati nelle zone a minore altitudine. Nell'ultimo trentennio questo ambiente si è radicalmente trasformato. In concomitanza con l'acuirsi del fenomeno migratorio, sono stati adibiti a pascolo i prati più in quota e si è avuta contemporaneamente la diminuzione della aree adibite a campi. I bovini in possesso alle singole famiglie sono numericamente aumentati in modo consistente, obbligando le stesse a svernare in pianura e risiedere alle rispettive mèire per poco più di due mesi.

Il progressivo invecchiamento della popolazione rimasta e poi la sua graduale scomparsa hanno favorito l'abbandono dei terreni. Se si escludono gli appezzamenti limitrofi alle abitazioni, adibiti a coltivazioni orticole di carattere familiare o manutenuti a scopo estetico e per difesa dagli incendi boschivi, tutto il territorio è incolto. Le zone più fertili sono invase da arbusti e rovi, mentre il bosco va rapidamente diffondendosi. Crollano i muri di contenimento di strade e proprietà e le zone umide sono soggette a vistosi rigonfiamenti, presagio di pericolosi smottamenti in caso di piogge prolungate.

I pascoli comunali di Champanho continuano ad essere sfruttati dai primi anni '90 dalle mandrie di due famiglie originarie del saluzzese mentre continuano a pascolare a monte dei Durandin - la Crouç i bovini dell'unico margaro ostanese rimasto. Agli inizia ed alla fine della stagione la zona di pascolo viene estesa agli appezzamenti prativi limitrofi alle residenze stesse.


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